To play or to die

this is the question ... today

scritto e diretto da

Giuseppe Provinzano

 

interpreti

Chiara Muscato

Giuseppe Provinzano

 

voce off

Andrea Capaldi

 

scene e costumi

Vito Bartucca

 

suoni e luci

Gabriele Gugliara

 

chitarre elettriche

Roberto Cammarata

 

realizzazione marionette

Elena Bosco

 

un ringraziamento a

Heiner Müller Geselschaft of Berlin, Franco Quadri, Compagnia In Balìa, Phoebe Zeitgeist, Compagnia Quartiatri, Valentina Greco, Alessandro Riva, Petra Trombini

 

una co-produzione

CSS Teatro Stabile d'Innovazione del FVG

Babel crew

 

in collaborazione con

Teatro Garibaldi Aperto di Palermo

 

anno di produzione

2013

SINOSSI

Anche il teatro in questi tempi di crisi non se la passa bene. Eppure, da qualche parte Rosenkrantz e Guildestern non sono ancora morti, Amleto e Laerte duellano all'infinito, mentre Ofelia continua a cantare ... agonizzano ma resistono: si aggrappano alle immagini e alla poesia di Shakespeare, si fanno scudo con il pensiero lucido e tagliente di Heiner Müller. Così fanno i due attori di "To play or to die", che non si rassegnano alla desertificazione culturale che li circonda ... e vanno comunque in scena.

Con questo spettacolo, l’attore, autore e regista siciliano Giuseppe Provinzano e la sua compagnia Babel danno uno sguardo sulla Cultura e la Bellezza che suona sincero e urgente: lo fanno prendendo come pretesto l'Amleto, moltiplicando la sua portata di "teatro nel teatro", immettendo nuovi sensi con divertenti e acute incursioni nella cultura contemporanea, laddove i costumi sono appesi in scena come marionette alla forca, il palcoscenico è spogliato di ogni imbellettamento e la recitazione appare schietta e senza orpelli.

 

Lo spettacolo ha vinto il Premio dei Giornalisti di 'Giovani realtà del teatro' e la Menzione Speciale al 'Premio Dante Cappelletti'

 

NOTE DI REGIA

Il teatro è sempre un atto politico, è specchio della società, luogo per una nuova riflessione, per l'apertura di un dibattito, per l'accensione di menti e riflettori. Ho sempre risposto teatralmente agli impulsi della società contemporanea, laddove quotidianamente tanti potrebbero essere gli spunti per iniziare un'analisi, una ricerca, un lavoro che vuole avere un riscontro di questo tipo. Oggi però , vedendo come il potere costituito, per tutta la trasversalità del nostro stivale, pensi ed applichi le sue politiche culturali, è la stessa difficoltà di "fare teatro" di “fare cultura” l'urgenza che mi sta più a cuore, la necessità di denunciare con impeto questo sistema politico che tende ad abbattere ogni valore ed ogni vettore culturale, delegando e relegando questo a strumenti turistici, d'intrattenimento, di profitto e di propaganda. Assolutamente delineato per tagliare le gambe e per offuscare i cervelli.

Le mie viscere si aggrovigliano e il mio stomaco agitandosi si domanda: Che senso ha fare teatro in un contesto nazionale in cui pare che la cultura non serva, in cui l’Arte non sembra più rinnovare i popoli e rivelarne l’essenza? Che senso ha fare teatro in questa era culturale in cui ogni forma di libera espressione viene “invitata” a tacere se si permette di provare ad aprire gli occhi e a stimolare le menti? Che senso ha fare teatro in un momento storico in cui gli uomini non riescono, perché confusi, o non vogliono, perché corrotti, vedere le verità e le falsità, i buffoni e i caporali, burattinai e burattini, giochi di potere e messe in scena?Che senso ha fare teatro in un contesto mondiale che vede ancora, e sempre di più, certe logiche perverse tese al profitto avere la meglio sul resto?

Come Isaac Newton un giorno come altri mi cade sulla testa l'Hamletmaschine di Heiner Müller: mi ubriaco di questo testo divorando a sua volta l'Hamlet di William Shakespeare, per poi digerire ed espellere To play or to die, una drammaturgia che del testo di Müller ne assume la forza e il carattere e da quello di Shakespeare ruba il plot.

Rassegna stampa

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